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"Abbiamo aspettato che i genitori fossero pronti a essere la voce dei loro figli e che credessero in un futuro diverso"

26
giu

Il lungo silenzio ha molte giustificazioni che vanno dalla stanchezza alla mancanza di tempo, dal timore di disturbare alla voglia di scomparire per un po’, da tanti perché a nessun perché.

Carissimi
Il lungo silenzio ha molte giustificazioni che vanno dalla stanchezza alla mancanza di tempo, dal timore di disturbare alla voglia di scomparire per un po’, da tanti perché a nessun perché.
Oggi è accaduto qualcosa che mi ha fatto correre alla tastiera per rompere il silenzio.
La nostra vita qua non è pilotata da nessun progetto scritto e finanziato, così siamo liberi di procedere passo per passo, ascoltando tutto ciò che c’è da ascoltare, rispettando le nostre e le altrui convinzioni e, quando non riusciamo a trovare un equilibrio tra ciò che ci piacerebbe fare e ciò che è possibile fare, non scriviamo report, ma aspettiamo che il tempo e la conoscenza reciproca, condite con un po’ di fortuna, ci aiutino a trovare un equilibrio instabile, che diventerà, alla fine, stabile.
Il percorso assieme ai genitori dei bambini del centro è stato a ostacoli; la tradizione, condita con una dose abbondante di fatalismo e rassegnazione, ci ha messo a dura prova; siamo stati tentati di lasciar correre, di occuparci solo dei bambini, di gioire dei risultati dimenticando le sconfitte. Ricordate Rama?  Assistito al di là di ogni ragionevole assistenza o non assistito, la sua vita è rimasta sempre nelle mani dei suoi genitori che, senza alcuna spiegazione logica (per noi) lo portavano al centro, lo lasciavano a casa per mesi, lo riportavano al centro, giuravano e spergiuravano di volerlo aiutare e tutto restava uguale e immutabile. Rama non è più tornato al centro, l’abbiamo cancellato dall’elenco e, ancora una volta, abbiamo imparato che nulla possiamo senza la collaborazione dei familiari e che la solidarietà e l’aiuto non si possono imporre.  
Le mamme dei bambini dei nostri centri, i papà, le nonne, i nonni non sono le mamme, i papà, le nonne e i nonni descritti in alcuni libri, non sono come noi li vorremmo, non seguono il modello di famiglia solidale e allargata che tanto affascina, non mettono i figli al centro di tutto; sono mamme, papà, nonne e nonni amalgamati con una pasta diversa dalla nostra.
In questa diversità si è giocato, e si gioca, il nostro quotidiano. Con molta pazienza, che a volte sconfina nella testardaggine, abbiamo cercato di capire, di trovare pensieri comuni, di conoscerci, tenendo sempre presente che siamo stranieri e che il futuro dei centri deve essere nelle mani dei tanzaniani.
Per fortuna non dovevamo raggiungere nessun obiettivo in tempi stabiliti dai funzionari che controllano la fattibilità e così, come è scritto nel cancello di casa, ci siamo mossi passo dopo passo, lunghezza e direzione del passo spesso incomprensibili e oggi abbiamo raggiunto un traguardo importante e possiamo fermarci un po’. Oggi Adam è tornato da Dar Es Salaam con la registrazione dell’associazione dei genitori dei bambini dei nostri centri. E’ nata l’associazione Nyumba A.L.I. (Azimio Lenye Imani che significa dichiarazione di fede … che i nostri figli disabili possano essere accolti nella società) , logo uguale a quello della Nyumba Ali, soci fondatori mamme, papà, nonne, le dade e Adam.
Abbiamo aspettato che i genitori fossero pronti a essere la voce dei loro figli e che credessero in un futuro diverso. Oggi è un momento importante per tutti noi, oggi è nato una nuova casa con le ali, casa che senza il nostro aiuto non potrà volare, ma noi siamo certi che le due Nyumba Ali saranno sempre un’unica realtà.
Un abbraccio
Bruna
 

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