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Bruna condivide l'esperienza dolorosa della malattia di Lucio.

03
mag

fuori il suono della città, dentro il silenzio di un appartamento vuoto senza Lucio,Mage, Ageni ,Viki, ospiti, amici ,volontari, dade, bambini. Sono ormai passati due mesi dal nostro rientro affrettato in Italia, due mesi di sofferenze, dolore, paura, speranza.

Lucio è stato aggredito dalla sindrome di Guillain-Barrè che si è
manifestata quando era già ricoverato nel reparto di malattie
tropicali dell'ospedale di Negrar( Verona) , un'equipe di giovani
medici competenti ha individuato subito la malattia bloccandone gli
effetti .
La Barrè si comporta come il barrè della chitarra che blocca le corde
e cambia la tonalità e così Lucio si è paralizzato agli arti inferiori
e ha dovuto cambiare il tono della sua vita.
Quando si toglie il barrè le corde tornano ad essere libere , stiamo
aspettando che la fisioterapia restituisca la libertà alle gambe di
Lucio.
Ora che la fase acuta è terminata, che l'ospedale nel quale Lucio è
ricoverato è a Bologna, che, più volte, la diagnosi è stata
riconfermata, ho trovato la forza di scrivervi.
In questi mesi non mi sono permessa il lusso della nostalgia, ho
relegato in un angolo le domande sul futuro, mi sono vietata di
pensare a Mage, a Viki, ad Ageni, le poche risorse che mi erano (sono)
rimaste, erano (sono) destinate a stare a fianco di Lucio.
Ho avuto solo il sentore della sua sofferenza fisica e morale, ho
visto nei suoi occhi la sua paura diventare la mia e più volte ho
pensato che non era necessario fargli provare cosa significhi essere
paralizzato per fargli vivere ancora più intensamente l'esperienza
della disabilità.
Ci hanno aiutato amici e parenti che ci hanno circondato d'affetto, di
coccole, di telefonate, di email,di libri, di paste , di cioccolatini;
una coperta di trama speciale ci ha impedito di cadere nella
disperazione e ci ha tenuti con lo sguardo rivolto verso la fiducia e
la speranza.
Ancora una volta ce l'abbiamo fatta grazie all'aiuto della famiglia
Nyumba Ali, i nomi di tutti quelli che hanno tessuto la coperta che ci
ha protetti sono nei nostri pensieri riconoscenti.
Un grazie speciale va a Cristina e Paola che continuano a far volare i
nostri centri e che hanno mantenuta unita la nostra famiglia, il
saperle ad Iringa con la loro serenità ,professionalità, intelligenza,
ironia ci ha permesso di restare in Italia senza preoccupazioni sul
futuro immediato, certi che le loro giovani ed esperte mani sono in
grado di aggiustare qualunque ala.
Siamo stati fortunati perché abbiamo potuto scappare in Italia grazie
al fatto che Cristina e Paola ( e David che ora è in Italia) sono
rimaste a reggere il fardello della Nyumba Ali; grazie a loro i centri
lavorano con lo stesso ritmo e Mage, Ageni, Viki non sono state
separate o , ancora peggio, non sono state costrette a tornare sulla
strada o nell'oblio.
Ed ora dobbiamo inventarci una terza vita,che coincide con la nostra
terza età, la inventeremo per poter continuare a volare con tutti voi.
Un abbraccio
Bruna

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