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Don Piero Gavioli, il centro di formazione professionale

22
ott

"oggi è molto importante offrire a quelli che non hanno lavoro un’educazione di emergenza in qualche mestiere affinché possano guadagnarsi da vivere...".

Domanda di aiuto all’avvio di un centro di formazione professionale informale per ragazzi e giovani di strada e per ragazzi e giovani "dimessi" dalle scuole formali a causa della povertà (incapacità di pagare le tasse scolastiche).

Prime considerazioni sulla situazione dei giovani di strada e in strada a Bukavu
A Bukavu si trovano per strada e al porto diverse centinaia di ragazzi e giovani di età tra i 14 e i 20 anni. Alcuni non hanno mai frequentato la scuola; altri sono stati cacciati a causa della povertà della famiglia (incapace di pagare le tasse scolastiche). Molti ragazzi fanno piccoli mestieri per riuscire a sopravvivere: vendono sacchetti di plastica, lavano e custodiscono le automobili, trasportano pacchi; molti giovani sono al porto dove diventano scaricatori portuali. Tutti vivono nella speranza di trovare qualche soldo per tornare a scuola. Il lavoro di strada e al porto rischia di eternizzarsi: il poco denaro guadagnato, spesso a costo di uno sforzo fisico eccessivo, è speso facilmente nel consumo di alcolici e di droghe, che completano di rovinare la loro salute.
L’abbandono della scuola e la mancanza di educazione possono produrre effetti deleteri: privano il paese di forze vive per il suo sviluppo, spingono i giovani senza formazione a praticare forme di banditismo o a aderire a gruppi armati. Se un ragazzo non ha nessuna speranza di un avvenire migliore, si lascerà facilmente convincere da chi gli offre subito 100 dollari e un kalashnikov.
Come figli spirituali di Don Bosco, siamo convinti che l'educazione è il fattore principale che può rendere meno barbara e più umana la nostra società attuale e futura. Nel 1882 in una conferenza ai Cooperatori Salesiani di Genova, Don Bosco diceva: "Accogliere, istruire, educare i giovani a rischio è un bene per tutta la società civile. Se la gioventù è bene educata, dopo un po’ avremo una generazione migliore; se non, in poco tempo, sarà composta di uomini dediti ai vizi, al furto, all’ubriachezza, alla cattiveria. Questi giovani nella persona dei loro superiori si presentano con il cappello in mano; e voi, con il vostro aiuto, potete fornire loro il pane, e insegnare a vivere onestamente del loro lavoro, e dar loro un avvenire felice ... Invece, se sono abbandonati a se stessi, forse un giorno si presenteranno davanti a voi per chiedervi soldi con il coltello alla gola." Se il linguaggio di Don Bosco data, il suo messaggio conserva ancora oggi tutto il suo valore.
 

I salesiani a Bukavu
Due salesiani sono arrivati ​​a Bukavu all'inizio di settembre 2014. Hanno osservato, preso contatti, preparato il terreno. Dalla fine del mese di marzo, si sono trasferiti nella casa che occupiamo. Hanno elaborato un primo progetto che non hanno potuto realizzare, perché entrambi sono stati chiamati ad un'altra missione. E' la comunità attuale, arrivata a Bukavu, alla fine di agosto, che è responsabile dell'avvio dell'opera salesiana.
Siamo in tre: Robert, confratello congolese di 35 anni, originario del Sud Kivu, ordinato sacerdote due mesi fa; Domingo, coadiutore (confratello laico) spagnolo di 69 anni, con una lunga esperienza di insegnamento della meccanica in scuole professionali; e il sottoscritto, che ha superato l'età della pensione, ma è ancora disponibile per il servizio.
Arrivati ​​a Bukavu da qualche settimana o mese, non abbiamo la pretesa di conoscere la situazione dei giovani. Vogliamo lavorare per e con i ragazzi vulnerabili, nei modi che scopriremo gradualmente stando qui.
I salesiani sono stati chiamati a Bukavu da un missionario saveriano di Parma, padre Giovanni Querzani. Questi ha fondato varie opere sociali nel quartiere di Kadutu. Attorno al 2008 ha aperto una scuola di mestieri per dare una formazione professionale pratica a ragazzi che avevano finito la scuola elementare in un'altra delle sue istituzioni. Poiché erano troppo grandi per entrare nella scuola media formale, Padre Querzani ha organizzato per loro un corso di due anni per apprendisti muratori. Per assicurare una migliore continuità alla sua scuola, nel giugno 2014 l’ha offerta ai salesiani. Nel frattempo, aveva ricevuto da benefattori italiani varie macchine per la falegnameria e la meccanica (che non sono mai state utilizzate qui), e ha costruito una casa per una eventuale comunità e per dei volontari. In attesa di trovare un indirizzo più preciso o più adatto alle circostanze e ai bisogni dei ragazzi vulnerabili, troviamo normale incominciare a riprendere e ad ampliare ciò che Padre Giovanni aveva iniziato.

Ecco quindi il nostro progetto che ci permette di "cominciare":
- Abbiamo fatto il nostro progetto dei due salesiani che sono venuti prima di noi: per due mesi (settembre e ottobre 2015), offrire ai ragazzi di strada o in strada un corso di alfabetizzazione e di recupero scolastico che ci permetta di conoscerli per orientarli meglio verso una formazione professionale adattata ai loro differenti livelli. Questo progetto, finanziato da Don Bosco Mission Germania è in corso. Un centinaio ragazzi di strada o in strada stanno seguendo i corsi di alfabetizzazione o di recupero, e partecipano ad altre attività formative (sport, passeggiate culturali, film educativi...).
- Poi da novembre a luglio, intendiamo organizzare una formazione professionale modulare in tre sezioni: costruzione, falegnameria e meccanica auto.
Per realizzare questa seconda fase chiediamo aiuto. I ragazzi che accogliamo non hanno i mezzi per pagare le tasse scolastiche (potranno contribuire con il loro lavoro alle spese generali). La remunerazione degli insegnanti è a nostro carico.
Inoltre, se i laboratori sono dotati di buone macchine, mancano di tutto ciò che permette agli apprendisti di iniziarsi al mestiere: banchi, attrezzi (seghe, martelli, pialle, cazzuole, chiavi...), le materie prime (legno, ferro, mattoni ...).
 
Per concludere
Senza voler forzare le corrispondenze, ci siamo sentiti incoraggiati da parole recenti di papa Francesco. Nell’intervista che ha accordato ad una giornaliste di Radio Renascença (Portogallo), andata in onda il 14 settembre scorso, il papa ha detto (tra l’altro):
Ma vorrei dire anche un’altra cosa. Riguarda il lavoro con i giovani disoccupati.
Credo che lì sia urgente che, soprattutto le congregazioni religiose che hanno come carisma l’educazione, ma anche i laici, gli educatori laici, inventino piccoli corsi, scuole di emergenza. Allora un giovane che è disoccupato, studia sei mesi per fare il cuoco, o il gassista o il termoidraulico o — visto che il soffitto va sempre rifatto — il pittore. Allora, con un mestiere, ha la possibilità di trovare un lavoro, anche se temporaneo, per il momento. Fare quello che noi chiamiamo una changa, un lavoro occasionale. Una changa, sì. E così non è del tutto disoccupato.
Ma oggi è il giorno, è il momento dell’educazione di emergenza, che è ciò che fece don Bosco. Don Bosco, quando vide quanti bambini c’erano in strada, disse che bisognava fare educazione, ma mandare i bambini a fare le medie, gli studi umanistici, no. Mestieri. Allora, preparò carpentieri, idraulici, e insegnava loro a lavorare e già erano in grado di guadagnarsi il pane. Don Bosco fece questo.
E ora voglio raccontare un aneddoto su don Bosco. Qui, a Roma c’è Trastevere che era una zona molto povera, ma che ora è la zona di moda dei giovani per la movida. Ebbene, don Bosco passò di lì, era su una carrozza, o su un carro, non lo so, e gli tirarono una sassata che ruppe il vetro. Fece fermare il carro e disse: «Questo è il luogo dove dobbiamo fondare». Ossia, non la visse come un’aggressione. La visse come una sfida, per aiutare la gente, i bambini, i giovani, che sapevano solo aggredire. E oggi lì c’è una parrocchia salesiana che forma giovani e ragazzi, con le sue scuole, le sue attività.
Tornando al tema dei giovani, oggi è molto importante offrire a quelli che non hanno lavoro un’educazione di emergenza in qualche mestiere affinché possano guadagnarsi da vivere.
 
Abbiamo appena celebrato il bicentenario della nascita di Don Bosco (1815-2015). Crediamo che è vivo, presso Dio e in mezzo a noi. Chiediamo il sostegno della preghiera e dell’aiuto economico, perché possiamo fare a Bukavu quello che farebbe Don Bosco se vivesse qui oggi.
 
Bukavu, 29 settembre 2015
Don Piero Gavioli
 

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