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Le cicogne torneranno a nidificare a Efeso? (bozzetti dalla Turchia)

15
feb

"Due giorni al costo di uno. Farò così!" È il tardo pomeriggio di lunedì 5 febbraio mentre io e Dario sorseggiando un chai, vediamo sciamare nel cielo un numero impressionante di corvi, che rispondono l'uno al grido dell'altro, inquietanti!

Un raffreddore fastidioso mi impedisce di scrivere quest'oggi: ne prendo atto e vivo il momento. Da un tavolo a fianco ci offrono semi di zucca da sgranocchiare, dentro il locale la tv manda in onda il servizio dell'incontro di papa Francesco con Erdogan, li vediamo attraverso la vetrina. Dario legge da Internet un resoconto in italiano (il locale molto sobrio ci offre comunque il Wi-Fi). Bergoglio ha regalato al presidente turco un angelo della pace! Una speranza che non è possibile non contemplare, altrimenti saremmo un po' come dei corvacci. Di pessimismo se ne sente in giro!
Fuori dal complesso di ciò che resta della basilica di San Giovanni, incontriamo un venditore di oggetti per turisti. Ma turisti non ce ne sono. Fa impressione! Possiamo coglierlo ancor prima che ce ne parlino: Selciuk è una città da tre anni col fiato sospeso per capire se e quando torneranno pellegrini e turisti. Efeso preserva tutta l'immagine della città antica, pur nelle sue rovine: un canale dal mare creava una baia alle cui rive giungeva la strada di ingresso alla città. Efeso ha conosciuto un declino tardo, ma per tutta l'epoca imperiale romana e certamente da prima, ha goduto del favore di commerci e di cultura (qui la biblioteca di Celso). Non a caso di qui passò San Paolo e nel teatro ebbe la disputa con gli orefici che guadagnavano dal culto a Demetra nel vicino Tempio a lei dedicato, una delle sette meraviglie dell'antichità. Del tempio ora rimane una colonna, gli orefici che montarono il caso religioso per loro interesse, ci dicono gli Atti, furono liquidati dall'assennato ragionamento del cancelliere della città, ma tutto questo nel silenzio degli spazi che abbiamo visitato è materia di memoria, aneddoto, neutra nostalgia.
Entrando nel sito della basilica di San Giovanni, dove sarebbe stato sepolto l'apostolo, i ruderi magnifici, enormi, muti, risaltano ancora di più nel loro essere come frammenti di ossa disarticolate nell'assenza pressoché urlata di pellegrini. Un comune destino di questi tempi. Qualcuno ci aveva detto che Erdogan è cambiato 5 anni fa, ha ripreso l'abito politico-religioso, che aveva dismesso per tentare di convincere di più gli alleati Nato a far entrare in Europa la Turchia. Francia e Germania si oppongono (ma immagino che non ci siano solo le denunce per il mancato rispetto dei diritti umani, visto che il porto di Iskenderun ora ha partecipazione tedesca, e il petrolio "sporco" andava bene a tanti in Europa) e per adesso il tour italiano ancora non ha sortito effetti e non sappiamo se ne avrà. Per gli albergatori delle zone di turismo culturale o religioso cristiano, ha significato un crollo verticale di entrate economiche. La Tentur, grosso leader del turismo in Turchia, a partecipazione anche italiana, ha chiuso definitivamente i battenti: "il turismo che piace ad Erdogan viene dalla penisola arabica non dall'Europa!". Ci racconta un albergatore.
Nell'antica basilica di Giovanni, dopo un tempo di preghiera e silenzio e domande (quali sono i nostri idoli?), continuiamo il nostro tour. Iniziamo ad accorgerci che la presenza di gatti in questa città è qualcosa che va oltre il randagismo. Qui sembra siano custoditi da tutti: per strada, tra i monumenti, a volte a riposo su qualche motorino parcheggiato, altre in cerca di cibo e carezze. Uno cui fuori avevamo dato qualcosa da.mangiare, ci segue anche dentro la basilica! A Efeso i pochi gruppi incontrati sono tutti di provenienza asiatica, e la maggiore attrazione resta: foto con gatto e antichità. Ho visto una persona prenderne in braccio uno: foto con gatto e antichità!
Mentre ci segue il gattino, un signore anziano incrocia il nostro percorso e distrae la bestiolina. Intanto saliamo verso la rocca e scopriamo veri e propri cimiteri di pietre, pezzi di architrave o colonne piombati a terra e impossibili da ricomporre. Un cimitero di frammenti. Forse così stanno diventando questi luoghi senza persone a visitarli: frammenti. Sono le persone, siamo noi che garantiamo alla storia di essere parte con noi al presente facendone memoria. Vero che i turisti passano, ma le persone di qua sono loro il tessuto umano che tiene insieme monumenti e turisti stranieri. Un edificio dell'impero romano, la chiesa ormai in rovina del 3^ concilio ecumenico, appartengono alle persone che vivono qua, a prescindere che siano musulmani o cristiani. Persone che alla mattina si alzano e vanno al lavoro o a scuola, che ti aspettano nel locale per servire un chai o una Pida. Tutti col loro volto. Senza questo volto i luoghi storici sarebbero solo frammenti.
Ultima tappa delle visite a Efeso: la casa di Maria. Tre papi ci sono passati negli ultimi 50 anni. Una visione che ha confermato tanta tradizione antica. La madre di Gesù affidata al discepolo che Gesù amava, seguì Giovanni e venne ad abitare in cima alla collina dietro Efeso. Luogo di pace (mentre io e Dario ci scambiamo questo pensiero, uno scoiattolo ci taglia la strada e senza troppa fretta sale su un alberello di fianco alla strada. Stringe una gustosa foglia verde nella bocca. "È proprio un luogo di pace!" Unisoni. Sorridiamo) questa casa di Maria. Senza troppi orpelli votivi o mercanteggio (in fondo al poderoso culto di Demetra si è data una concorrenza non da poco, questo è il luogo dove è stata proclamata Maria theotokos, cioè madre di Dio), la fecondità di questo ambiente è tutto contemplato nella parete di foglietti con preghiere o ringraziamenti di fedeli di ogni lingua. Annodati, l'uno all'altro. Concedetemi un paragone: spesso su colonne di monumenti in questa zona, abbiamo visto i nidi giganti delle cicogne. Ora sono vuoti e indebitamente occupati dai corvi. "Ma le cicogne torneranno" ci dice un custode che risponde alla nostra curiosità: "tornano ogni anno".
Lo guardo nel volto un po anziano, mi rassicura e decido di associarmi  alla sua fiducia.
Don Francesco Ondedei

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