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Ogni ritorno porta in sé qualcosa di speciale..

17
ago

Carissimi vi inoltro una lettera di Marisa, la nostra Mwalimu ( maestra), è una lettera che esprime ciò che siamo stati , che siamo e che saremo. Marisa è a Iringa assieme ad Emanuele ( altro maestro nostro amico), Ageni e Lucio. Marisa ha inventato e realizzato la scuoletta e da anni trascorre le sue ferie a Iringa suggerendo modifiche, ascoltando problemi e lamentele, inventando nuove strade, cucinando e regalando serenità. Vi abbraccio BRUNA

Ogni ritorno porta in sé qualcosa di speciale. Dopo tanti anni partire per l’Africa è un po’ come un ritornare a casa, dove però non si ritrovano sempre le stesse cose, la consuetudine. E’ l’incontro con le persone che si rinnova e rende unico ogni “ritorno”: le persone nuove che si conoscono consentono di scoprire nuove realtà o aspetti diversi della stessa; le persone conosciute che si ritrovano di anno in anno entrano sempre più a far parte degli affetti; i bambini, il motivo del nostro esserci, del nostro ritornare, costituiscono il filo che ci tiene uniti pur con notevoli distanze temporali e spaziali.

Ogni arrivo suscita qualcosa di nuovo, qualche volta del tutto diverso dalle sensazioni che accompagnavano i nostri preparativi. Stupore, curiosità, nostalgia, delusione, ammirazione e disorientamento e….si sono susseguiti in questi anni, mai nulla di troppo definito e irreversibile.

Quest’anno, per ora, prevale un senso di soddisfazione e di contentezza, se questa parola si può usare. L’abbraccio di Salesia, le acclamazioni di Paulo e Renata sarebbero bastate per giustificare un viaggio tanto lungo. L’accoglienza al centro di Ngome ha subito riempito di gioia quegli spazi che erano rimasti ancora vuoti. All’emotività iniziale, molto personale, forse egocentrica, si è aggiunta poi la piacevole constatazione nei giorni successivi di quanto il lavoro delle dade fosse ben rodato, ben organizzato, e motivato.

I ragazzini più grandi dopo aver raccolto le presenze per preparare i piatti per il pranzo annaffiano l’orto, ognuno con una modalità diversa ma efficace. I lavoretti esposti sono belli e i ragazzini ne parlano con orgoglio. L’unico neo sono i bigliettini di carta mano! Non riesco trattenermi e con il mio kiswahili stentato dico qualcosa del genere alla mwalimu “ è tutto molto bello, complimenti ! però i bigliettini no, perché sono fatti così ?“ In effetti non riesco a capire, stonano con tutto il resto, sono irregolari, strappati , mal finiti. Mwalimu Tuma risponde “ Mi dispiace, l’ho detto a Salesia e Renata, ma loro hanno voluto farli, non vogliono stare due giorni senza fare nulla , hanno voluto farli da sole sabato e domenica”. Quel neo, quei prodotti che avrei definito inguardabili, sono diventati un punto di luce. Le proposte del centro non erano certamente vissute come forzature, ma le ragazze volevano fare quei lavoretti, lo chiedevano, si organizzavano per portarli avanti anche in autonomia!

Vedere le dade, dopo pranzo, divertirsi mentre facevano giocare i bambini, pur con modalità molto semplici, è stato altrettanto significativo. Le dade non erano lì per fare qualche cosa, ma erano lì con i loro bambini, condividevano non solo un ambiente , un’attività ma anche delle emozioni! Stavano bene con loro! Coinvolgevano anche i bimbi più piccoli! Pazienza se il KaraKana è sempre così in disordine, se in quella scatola con le immagini per il calendario non si riesce mai a trovare il necessario! Non mi sono ancora rassegnata a tutto questo ma certo è sicuramente più importante la consapevolezza maturata in questi anni dalle dade e dai ragazzi. Partendo da prospettive diverse ci si ritrova sulla priorità da dare alla persona, e finalmente alla persona riconosciuta come tale oltre e con la sua disabilità.

Così a Wilolesi, dopo un po’ di disappunto per quella lunga pausa pranzo delle dade, pausa in cui bambini non hanno accanto un adulto a cui rivolgersi se non qualche volta Adam che sa lasciare le vesti del coordinatore per mettersi giustamente accanto a coloro per i quali tutto l’apparato gestionale amministrativo sussiste, osservo con ammirazione la dada Zula che oltre a fare esercizi fisioterapici con i bimbi, parla con loro con un dolce sorriso, li sprona ad ascoltare, a rispondere, ad agire .

La scuoletta rimane uno degli ambienti più vitali e più difficili. Le proposte educative non possono esaurirsi nella replica di esercizi, occorre cogliere la specificità del singolo, capire a che punto è, andargli incontro sino al punto in cui con qualche passo ci può raggiungere e procedere così nel suo processo di apprendimento. Non è facile!

Venerdi 28 luglio: una nuova conquista, un grande sorriso sul volto di Haruni e una grande gioia in tutti noi! Haruni scrive e legge le sue prime parole. BA e BU diventano improvvisamente “babu” (nonno), poi “baba” (papa°),” bibi” (nonna). Seguono “mama”, “Sara”, “gari”. Una magia ! tante piccole magie! Quelle sillabe ora si fondono e acquisiscono un significato!

Improvvisamente! forse è un termine improprio… Prima c’è stato un grande lavoro di riconoscimento dei nomi dei giochi psicomotori che piacciono tanto a tutti i bambini, l’allenamento a discriminare suoni e forme, ad organizzare oggetti nello spazio. Un anno di lavoro delle walimu, impostato insieme ma portato avanti da loro! Qualche giorno con proposte più specifiche, meno ripetitive, calate su un terreno fertile ha fatto sbocciare il tutto! Un successo per Haruni, un successo per tutti noi! Una gioia condivisa anche fra i compagni più grandi , tra cui Pio che subito si è congratulato con lui!

Dopo una mattinata così piena il pomeriggio non è stato meno carico di emozioni! La visita a Peter , nella sua nuova casa è stata fonte di riflessioni, di sentimenti contrastanti. Finalmente Peter è stato accolto dal padre e dalla sua famiglia. Dopo tanti anni finalmente l’assunzione di responsabilità! Peter pulito e vestito in modo dignitoso era sulla sua carrozza, nel cortiletto, con il volto rivolto al muro. Un sorriso e mentre baba Lucio rivolge le dovute attenzioni a questa “mama” Peter con la mano indica l’uscita. Vorrebbe ritornare al centro, quando chiediamo del papà con la mano indica “beve”.

Si stringe il cuore. Qual è la cosa giusta? Qual è il vero bene per Peter ? Possiamo noi rispondere ai bisogni di tutti ? E’ giusto sostituirsi?

Non lo so! Spesso si è chiamati a scegliere per gli altri. Ogni scelta comporta aspetti positivi e spesso anche negativi, o almeno dubbi. Il dialogo e il confronto fra valori, principi e vissuti autentici dell’uomo può condurci su nuove vie, può indurci ad accettare compromessi per non rinunciare ai beni irrinunciabili. E la vita di ogni bambino, disabile o non, con compromissioni gravi o lievi, è un bene irrinunciabile!

 

 

 

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